Intervista Rossetta Raso

Dal dossier n.10 presentato a maggio 2017

Come sappiamo le vertenze di lavoro hanno l’obiettivo fondamentale di ripristinare l’equilibrio economico di un rapporto di lavoro ormai incrinato tra il datore di lavoro e il lavoratore. Il sindacato dei lavoratori svolge questo ruolo di tutela individuale oltre che collettivo fondamentale e necessario nel mondo del lavoro, con l’obiettivo di dare garanzie ai lavoratori che non conoscono i propri diritti o che non hanno le possibilità di farli valere.

Il tema delle vertenze si complica ancor di più quando viene calato nel settore del lavoro domestico soprattutto in costanza di rapporto di lavoro.
Le questioni che incidono in questo settore sono:
1.    La specificità del rapporto di lavoro domestico;
2.    L’assenza di una cultura datoriale da parte delle famiglie;
3.    La mancanza di informazioni fra i lavoratori del settore domestico;
4.    Il riconoscimento professionale del lavoratore.
Un dato sociale importante, da considerare insieme a questi punti, è che i rapporti di lavoro irregolari in Italia sono stimati in più di un milione.
Questo ci dà un’idea del backgroud di partenza delle vertenze nel settore del lavoro domestico. I numeri diventano ancor più importanti e significativi se letti all’interno del panorama nazionale del lavoro irregolare in generale. Inoltre, anche se il rapporto di lavoro è dichiarato all’INPS, l’assenza della cultura datoriale nelle famiglie non aiuta nella gestione del rapporto di lavoro regolare. Infatti, la famiglia tende a concentrarsi sulle difficoltà nella gestione di situazioni critiche e sugli eventi che deve affrontare. Ovviamente questo potrebbe essere dovuto ad una mancanza di volontà di alcuni ma anche ad un retaggio culturale tutto italiano che vede il lavoro domestico come un aiuto o un sostegno esterno più che una vera professione. Lo stesso vale per i nostri lavoratori, i quali, in gran parte dei casi, si improvvisano a lavorare nel settore per difficoltà sociali ed economiche in quanto provenienti da altri paesi dove svolgevano altre attività lavorative e non conoscendo la lingua italiana non sanno e non si informano sulle questioni importanti che li riguardano, sapendo che per lo più sono donne ed immigrate. Infine, ampliando lo sguardo sull’attuale situazione sociale nazionale, un ulteriore elemento da prendere in esame, è la crisi economica che hanno vissuto le famiglie in questi anni. Un gran numero di datori di lavoro domestico è pensionato e non è in grado di coprire interamente i costi del lavoro di cura e di assistenza. In molti casi gli stessi datori di lavoro rinunciano alle spese personali e, ancora più grave, a quelle sanitarie.
In questa cornice si sviluppa il ruolo di sindacato dei lavoratori che rappresentano il primo riferimento dei lavoratori per il controllo della retribuzione e della correttezza del rapporto di lavoro nel rispetto del contratto collettivo di lavoro e delle leggi vigenti in materia di rapporto di lavoro domestico. Il sindacato, rispetto alle richieste di informazioni da parte dei lavoratori sulla verifica della corretta corresponsione della retribuzione mensile, esercita attraverso gli uffici vertenze sindacali e con tutti gli strumenti a disposizione, un ruolo di tutela individuale per tutte le spettanze dovute dalle differenze retributive, alle ferie, ai permessi, alla malattia e tutti gli altri istituti contrattuali previsti a cominciare dalla verifica del rapporto di lavoro se convivente e non. Il ruolo di rappresentanza collettivo e di assistenza individuale dei lavoratori da parte del sindacato viene svolto con una rete di attività e di azioni supportata dagli sportelli lavoro, uffici vertenze, sportelli di accoglienza e di informazione dove possono ricevere le necessarie e conseguenti tutele nel caso di mancata applicazione del contratto collettivo di lavoro.
Nel caso di riscontro di non applicazione del contratto e delle norme vigenti, viene avviato l’iter per il riconoscimento di quanto maturato e non riscosso da parte del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Il procedimento ha sempre una prima fase che prevede il tentativo di una composizione bonaria al fine di trovare una conciliazione all’emersione della controversia che trova in via generale una buona percentuale di esito positivo con l’intento di evitare spesso le lungaggini di un possibile ricorso al Giudice del Lavoro. Assistere coloro che hanno subito un diritto violato è uno dei primi compiti che il sindacato deve attivare in quanto nella giusta e corretta azione di rivendicazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici agisce sempre nel pieno rispetto del contratto e della normativa di legge. Nel ribadire il ruolo primario del sindacato nella tutela individuale dei diritti dei lavoratori, riteniamo indispensabile per sostenere concretamente il settore del lavoro domestico che il Governo nazionale, le regioni, gli enti locali prevedano sostegni economici alle famiglie che impiegano, per la cura della casa e per l’assistenza dei figli e delle persone anziane spesso non autosufficienti, lavoratori e lavoratrici che rappresentano una specificità nel settore sociale italiano in quanto sono donne e spesso immigrate. Per poter garantire la dignità del lavoro e dei lavoratori è necessario oltre che indispensabile sostenere le famiglie che devono ricorrere all’aiuto in casa di personale esterno come colf ed assistenti familiari.
La corretta applicazione dei livelli di inquadramento rispetto alle mansioni svolte e quindi la giusta retribuzione contrattuale da parte dei datori di lavoro sarebbe sicuramente auspicabile per evitare controversie di lavoro e situazioni di conflitto che aumentano il disagio sociale ed economico dei lavoratori ed anche delle famiglie. Auspichiamo allo stesso tempo ad una regolamentazione da parte del Governo nazionale che preveda benefici fiscali per il lavoro domestico e sostegni specifici nelle situazioni di crisi delle famiglie a fronte di una strutturale carenza di servizi pubblici dedicati.
Le famiglie italiane composte, da lavoratori dipendenti e pensionati ed in particolare donne, che per conciliare tempi di vita e di lavoro, a fronte di un welfare pubblico quasi inesistente, alla carenza di servizi sociali e di sostegno alle famiglie, sono costrette a farsi carico di costi anche elevati per assumere colf ed assistenti familiari che possano prendersi cura della casa dei figli e degli anziani.
Servono politiche familiari adeguate alle esigenze di una popolazione che invecchia con assegni di cura come contributo economico per l’assistenza a domicilio della persona anziana non autosufficiente, con bonus per baby-sitting e con la deduzione del costo del lavoro domestico oltre che l’introduzione di maggiori agevolazioni fiscali rispetto ad oggi.
Con la messa in atto di strumenti economici di sostegno alle famiglie, il lavoro domestico potrà essere tutelato e garantito nella sua applicazione contrattuale e normativa. La riflessione sul lavoro di cura delle assistenti familiari deve essere fatta tenendo conto che il fenomeno è diventato strutturale per una serie di motivazioni che vanno dall’invecchiamento della popolazione, alla mancanza di servizi socio-sanitari di assistenza al proprio domicilio della persona non autosufficiente o con gravi patologie, alla progressione di carriera delle donne con la necessità di politiche di welfare sufficienti a garantire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. E di fronte alla crisi economica che ha messo in difficoltà le famiglie italiane che hanno ridotto notevolmente i consumi rinunciando anche a ricevere le necessarie cure mediche che il servizio sanitario pubblico non riesce più a garantire a causa dei tagli ai trasferimenti di risorse destinate al welfare, il lavoro di cura svolto dalle assistenti familiari dovrà uscire da una logica di isolamento del problema dell’assistenza a carico solo delle famiglie che lo vivono ma dovrà avere il riconoscimento di un lavoro dignitoso svolto in un contesto di valorizzazione sociale e culturale della professionalità delle assistenti familiari che dovranno essere sufficientemente formate per superare le situazioni spesso silenti di poche tutele e molta precarietà.

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